Sa bella de Seddori>| La medicina> |
L'uomo acqua> | Sa jana> |
Medicina popolare> |
Il Patto> |
Dell'erba crocata e del riso sardonio> |
Nonna Jana> | Una soga e filu> |
La pietra> | L'oro di Barbasciu> |
S'ardia a pè> | Subbuteo> |
Il Pozzo> |
Una danza Indemoniata> |
Scarrozzando> | Fest'e Cresia in su sattu> |
Mamma lentolu> | Pioggia>
| Fuoco> | Il bacio> |
S'ogu pigau> |
Il telaio d'oro del nuraghe de Assoru> |
Alberi> | La cava maledetta> |
Furesi nieddu a scurigadorju>
| Tzia Michela Deinas> | Cesello> |
Su pilloni de sa motti> | Unu dicciu de vorredda> |
Sa ramada> | Il tesoro della zingara> |
Curando, custode di conoscenza esoterica> |
Oggi come ieri> | Alabanza a sa natura> |
Solena, Figlia del Sole e della Luna> |Segui la luce!> |
Angelus domini> |La corsa di nanni> |
Mitologia familiare> |
Un giorno di domenica> |
L'attesa> |
S'omine 'e su nurache> |
Sa bella de Seddori
Su notte allummadu dae sas fiammas. Chiscina olende…… Fiagu de fummu, de iskindittas e de molte….
iantos de pitzinnos, tikkirrios de feminas, caddos, sonos de ispadas, soldados ridinde…… Sos ojos mannos e drukkes
de Teresa, pienos de lagrimas, castiende dae s'istampa su corpu de sa mama, frissu, pienu de sambene, in terra……Cussu
de su babbu a subra, in ue fidi abbarradu fintzas a s'acabu, po la difendere…… "Abbarra a intro!!", li aiana nadu,
fikkindela in cuss'istampa, in terra, a sutta sa mesa, inue zakkiana sas brokkas de abba, o de inu, po abbarrare
friskas! E como b'aian fikkidu issa! In su mattessi mamentu ki sa nova de sa battalla perdida los aiat attoppados……
Meda zente aiat jae lassadu Seddori, ca fiaghiat sa derrota…
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La medicina Caterina piangeva da due giorni nella culla che ormai aveva smesso di dondolare; non bastavano le ninnie e neanche un fazzoletto con dello zucchero da succhiare la faceva smettere. Il dottore sudava, misurava battiti, pulsazioni e temperatura, tastava e palpava alla ricerca di un segno di disturbo, un indice clinico che giustificasse reazioni di quel tipo, d'estate non era un bel vivere, giuro, di giorno camminare rasente ai muri cercando l'ombra e di notte meglio coprirsi. Caterina urlava stringendo le manine, la guardavo e mi chiedevo come una volta fossi stato così piccolo, paonazza stringeva i pugni, sbatteva i piedini sotto la coperta...
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L'uomo Acqua Quando ancora l'Eterno non si era mostrato agli uomini e si viveva nella credenza di mitiche divinità, gli uomini conobbero una storia tramandatasi per secoli fino ad oggi: la storia dell'uomo acqua. Là ai confini di un antico villaggio senza nome viveva una fanciulla eterea dei boschi: ogni giorno allo spuntare dell'Aurora sul carro d'Apollo essa compariva immersa tra la natura, adorava vagare e spedersi nell'immensità dei colori… La sua carnagione leggermente rosea metteva in risalto i suoi occhi profondi e scuri come la notte senza stelle, era piccola come una ninfa ma era terrena come tutte le fanciulle…
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Sa Jana Stava scavando ormai da due giorni 'Ar Zu. La sua barba era imbiancata dalle schegge finissime del granito che volavano sulla sua faccia, sotto i colpi dell'ossidiana. Sulla fronte e sugli zigomi si vedeva ancora qualche striscia della sua pelle tenuta pulita dal passaggio di lacrime e gocce di sudore. 'Ar Zu piangeva, ma lacrimava con un occhio solo. L'altro occhio gli serviva per vedere il punto in cui il punteruolo nero doveva posarsi per continuare a scavare. 'Ar Zu piangeva come piangevano un tempo i suoi avi, con un occhio solo, perché non si potevano impiegare tutte le funzioni nel dolore, qualcuna doveva rimanere ad occuparsi della sopravvivenza.
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Medicina popolare Studiavo svogliatamente, accovacciato in un angolo del cammino dell'ampia cucina fumosa, accanto all'antenata che filava la lana come nei tempi remoti, quando accusai un fastidioso dolore addominale; - deve essere un colpo di freddo - diagnosticò la nonna e, deposti nel cestino il fuso e la rocca, mi si avvicinò e, col pollice della mano destra, segnò la croce sul mio ventre per tre volte recitando una filastrocca. Il benefico effetto non tardò a manifestarsi; sorpreso e incuriosito chiesi subitanee spiegazioni sul significato di quella misteriosa poesia.
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Il patto La pioggia primaverile scendeva fitta, fitta. Sisinneddu si sarebbe tutto inzuppato se non fosse corso a ripararsi nella baracca di ziu Raffaele. Mentre si accucciava in un angolo, evitando il gocciolio incessante che filtrava dalle poche frasche che ancora coprivano quel rettangolo fatto di pietre e legno di leccio marcio, aspettava che lei arrivasse. E, mentre aspettava, si chiedeva quanti anni avesse quel rudere. Perché era ovvio che sa Barracca de Ziu Raffaele (così veniva chiamata da tutti) avesse tantissimi anni. Suo padre gli aveva detto che l'aveva sempre conosciuta; e pure suo nonno gliel'aveva detto.
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Dell'erba crocata e del riso sardonio. Ci fu un tempo in cui il Mediterraneo era come la terra mobile dei navigatori, come una zattera di fango, cenere di memorie. Ci furono uomini che videro delle strane e magiche cose, più magiche dello scorgere un'aurora boreale nel pieno della notte. Nel destarsi, la mattina, l'equipaggio delle navi trovava nuove coste ad attenderli, dopo i sogni inquieti dovuti al giacere sui dorsi rugosi dei giacigli, alla frugalità del cibo e al canto ammaliatrice delle sirene. Qualcuno di questi navigatori aveva appreso l'arte del narrare nella noia sonnecchiante e notturna della giovinezza ed era greca e di terra d'Africa la lingua in cui pensavano, ed era greca e di terra d'Africa la lingua in cui questi uomini descrivevano le cose magiche che vedevano.
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Nonna Jana La vecchia percorreva il sentiero inerpicandosi a fatica. Ogni tanto era costretta a fermarsi per una breve sosta, si appoggiava sui massi scuri e tondeggianti all' ombra degli antichi alberi contorti. Mentre stava seduta si guardava intorno, quella stradina si snodava fra lecci e olivastri dalla chioma argentea. Il tronco tozzo dalla superficie nodosa e rugosa faceva pensare al cammino faticoso delle radici, che affondavano con forza nella terra dura alla ricerca dell' acqua. Fra le pietraie e i rovi trovavano timidamente spazio fragili arbusti spinosi e fiorellini minuti, appena visibili, dai quali si sprigionava un profumo intenso. L' aria in quel punto era immobile e gli aromi selvatici si mescolavano e ristagnavano. La donna si asciugò il sudore che le imperlava la fronte.
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Una soga e filu Ziu Basolu, che era fratello del padre di mio nonno, Alessandro Basolu, raccontava a mia madre ed agli altri suoi nipoti la storia di Pippetto: L'Agosto scorso, come ogni anno stavamo andando a Laconi, guardavo fuori dal finestrino, il paesaggio piatto non regalava emozione, ma alcuni ricordi erano lì, dove facemmo sosta una volta con nonna, o più in là dove rubammo melagrane.
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La pietra -No t'appu tìmmiu mai, no ti timmu mancu nontèsta. La voce gli venne fuori miseramente, a Liccu, e anche il pezzo di pietra che provò a lanciare davanti a lui non spaccò che mezzo metro d'aria nera. Era stanco, negli ultimi mesi, molto. Un po' di tempo prima aveva compiuto novantadue anni, forse. C'era stato un momento in cui le lune, le notti, i giorni e le stagioni avevano iniziato a scomporsi ed accavallarsi, e lui aveva perso il conto della sua vita. Era alla fine. Allora, quando l'aveva capito, un'alzata di spalle di menefreghismo aveva accompagnato quell'idea che non gli faceva paura, e se n'erano andati a dormire, lui e il pensiero. Le cose erano mutate di poco, al risveglio, anche quando aveva visto che Quello se la rideva.
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L'oro di Barbasciu Era il 1901 e a quel tempo Baghintos esisteva ancora; un pugno di case dai tetti punteggiati di licheni, aggrappate saldamente al fianco scosceso della montagna quasi temessero di scivolare durante la notte nelle acque del lago sottostante. Sia chiaro: il piccolo agglomerato fermo nel tempo era ben lungi dall'essere riportato sulle mappe, ma ciò che importava era che la gente delle montagne sapesse dove trovarlo quando ne aveva bisogno. Le viuzze tortuose erano ripide e si diramavano come radici superficiali collegando una all'altra le casette in pietra.
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S'ardia a pè A sas sete de manzanu sas pandelas sunt in partz'e cresia. Su retore beneighet sa matzore, groga che su sole artziande in oriente, sa segunda, ruia comente cando si che cuat a palas de su monte. Bianca est sa 'e tres, che sa luna arta in chelu, po no lassare omines e animales a s'iscuru. Sas iscortas afonterant sos pinnones imboligaos cun sedas ruias, che su sambene chi essit a chie si atrivit de che colare sas pandelas. Ponimos fatu a sa cufessone chi atraessat s 'istradone cantu est longu, fintzas a su padru 'e susu. In su fronte mannu si parant sas pandelas e si faent sa rughe, sos ogos a su frontigheddu.
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Subbuteo "S'accabadora, s'accabadora, baidindi ca no esti ancora s'ora...". Quante volte le torme di ragazzini mi avevano tormentato così, appena svoltavo nei vicoli ed interrompevo i loro giochi. E fuggivano ridendo, mezziscalzi e perdevano d'estate le giapponesine del mercatino. E non dicevo niente, cosa dovevo dire, era vero. Ma cosa ne sapevano loro, e le loro mamme giovani, cosa ne sapevano. Ero rimasta vedova che ne aspettavo uno, ed altri due già mi tiravano la gonna. "Il trattore, la colpa è del trattore, ha sbandato ed è caduto giù, nella scarpata del Brabaisu!.
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Il pozzo Nonno mi portava sempre con sé quando andava in campagna a controllare i terreni. Eravamo compagni inseparabili, io e il nonno. Stare con lui era più divertente che giocare coi bambini della mia età: lui sapeva sempre tutto, e mi trattava come fossi un grande. Conosceva i nomi di tutte le piante e me li insegnava: ogni giorno una nuova pianta, ogni giorno un nome diverso.
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Una danza Indemoniata Giuseppe era un ragazzino di dodici anni e tutti i pomeriggi doveva andare in campagna al bestiame. Avevano un piccolo branco di mucche e lui di sera doveva andare a dividere i vitelli dalle madri, suo padre di mattina dopo che aveva munto le vacche e portato il latte a casa, andava in vigna dove lavorava sino al tramonto.
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Scarrozzando La Porsche di Gigi sfrecciava veloce sulla Carlo Felice, che taglia il lato occidentale della Sardegna, costeggiando, nella parte centroccidentale, il mare, insinuandosi tra fertili distese coltivate e leggeri declivi di colore avana chiaro. Lasciatesi alle spalle, sulla destra, le vaste giare, altipiani tabulari dal tipico profilo di "mesa", Gigi superò l'uscita per Terralba...
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Fest'e Cresia in su sattu. Su contu: D'onny annu a Bidd'e Soli, in tempus de messa, si faidi una festa de ringratziamentu po dedicai s'arregotu a Gesù Crist'e su trigu. Esti una fest'e cresia chi si faidi in su sattu in is axrolas, e is preparativus si fainti a tempus, cumentzendi de sa primu riunioni de tottu su cumitau fatta in su "gimitoriu" de sa cresia po ditzidiri Kini adessiri s'obreri, su programma e sa pretzida de su dinai arregotu in tottu sa bidda.
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Mamma Lentolu Il sole picchiava alto.Erano da poco passate le due del pomeriggio e già noi correvamo per le viuzze del paese in cerca d'avventure.Ci trovavamo, coi nostri vestitini estivi, tinteggiati di luce d'agosto. Di corsa raggiungevamo un viottolo nascosto vicino alla casa di "Tia Juannica ". Da li, si poteva accedere ad un campo pieno d'erbe d'oro.
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Pioggia La storia che vi racconterò stasera sarà diversa dalle altre. Questa è una storia che non parla di terre e popoli antichi e lontani, ma di qualcosa di molto più vicina a me e a voi. Sedetevi con me vicino al fuoco, la sera comincia a rinfrescarsi. Tantissimo tempo fa, pensate che ero un bambino più piccolo di voi, vivevo in un altro villaggio, molto lontano da qui, in una valle oltre le montagne.
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Fuoco Era la mattina della vigilia del giorno di S.Antonio. Mi alzai che era molto presto e mi diressi verso la cucina, attraversando l'andito ancora buio della casa. Mio padre era li, che stava finendo di prepararsi per andare in campagna. Lo osservai, ferma sulla porta, mentre si infilava gli stivali. Poi prese lo zaino, se lo mise in spalla e mi venne incontro.
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Il bacio Si verso l'insalata nel piatto. Erano due o tre tipi di verdure, invitanti e scelte con cura. Non avrebbe mai pensato che tante ve ne potessero stare in quel piccolo vassoio di acciaio cromato; di quelli che fungono anche da copertura ad un pentolino sottostante. Una specie di gavetta da viaggio...
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S'ogu pigau Aveva scelto con cura maniacale la foto da portare alla nonnina ottantottenne per il rito "de s'ogu pigau". La foto del giorno della laurea con il vestito rosso portafortuna o quella dell'ultima vacanza a Calagonone con un viso leggermente colorato dal sole e come sfondo il verde selvaggio di su Gologone. Niente primi piano o mezzi busto, la madre si era raccomandata: doveva essere una foto con l'immagine dell'intero corpo.
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Il telaio d'oro del nuraghe de Assoru Nei tempi remoti la nostra Sardegna, assieme all'Africa e l'Europa erano le prime terre emerse dal mar Mediterraneo. La nostra isola è terra dei nuraghi, di storie e di miti misteri leggende che narrano dei nuraghi. Il mio paesello è uno dei centri più popolati di nuraghi: san Nicola, su motti, nuraghe Ollasta, nuraghe sa Serra, nuraghe de Assoru, nuraghe Arrubiu che è il più grande della Sardegna e altri. Il nonno raccontava tante storie, quella che mi ha maggiormente colpito narra del telaio d'oro custodito nel nuraghe de Assoru.
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Alberi La bimba con i capelli biondi gioì nel vedere il padre in uno stato di torpore, seduto nella panchina non molto distante dall'altalena. Ma i padri possiedono quella percentuale d'irresponsabilità pari alla quantità d'acqua necessaria ad una vasta insenatura naturale per costituire un nuovo mare. E la pazienza di osservare i propri figli dondolare per ore si tramutava volutamente in un'occasione per schiacciare un pisolino rigenerante.
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La cava maledetta La guerra era già finita da cinque anni ma nonostante mio padre lavorasse a Carbonia in miniera quel po' di soldi che mandava non erano sufficienti per sostentare una famiglia di otto persone. Così la fame mi tenne compagnia durante tutta la mia adolescenza. La situazione sembrava dovesse migliorare quando mio padre decise di trasferire tutta la famiglia a Carbonia, io ero impaziente anche perché mi mancava tanto la figura paterna.
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Furesi nieddu a scurigadorju Tzia Angelica.
Is curbas po arribai a sa bidda no acabanta prus; e issa fiat cumentzendi a perdi sa passientzia. Un'omini fiat abetendi a sut''e una mata ki calincunu di donessit unu passaju, ma Juvanna teniat cosa prus importanti de fai, a su mancu custu di pariat a cussu momentu. "A sa prossima" iat pentzau, e imoi, a s'acabu, si biìant is primus domus de sa bidda. Intrada in bidda, sa genti iat castiàu cussa màkina allena, dimandendisi' kini fiat su stranju;
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Tzia Michela Deinas. La piccola stanza traboccava di gente e del poco spazio oramai rimasto in pochi sapevano veramente cosa farsene, tanto sembrava inutile ad una qualsiasi altra esigenza. Solo lei sembrava sapere, e richiedere che tale fosse così, per sé. Il via vai della gente a tratti era diventato noioso, asfissiante s'era fatto lì dentro il caldo della prima primavera degli ultimi giorni.
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Cesello Mi sovvenne tutto nel momento in cui la sentii. Rintocchi lenti e morbidi, regolari e sonori, che ti incutono rispetto. La campana a morto. Fu in quel momento che fermandomi in mezzo alla piazza della chiesa dell'Assunta, volgendo lo sguardo al campanile, come incantato, meglio rapito, mi ricordai tutto. E dentro esplose la necessità di andare fino in fondo alla storia.
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Su pilloni de sa motti Freddo ... tanto freddo… La neve scende lentamente dal cielo e copre le colline, le strade sterrate, copre i tetti di questo piccolo paese che sorge in una vallata dove scorre un fiume. Sopra le case regna il silenzio e man mano che mi avvicino, dall'alto della vallata osservo le piccole e modeste abitazioni costruite con mattoni di paglia e fango.
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Unu dicciu de vorredda Appena potevo andavo a trovare "Zia Mariuccia", una donna molto anziana, a cui piaceva raccontare storielle di paese. Era una donna con una forte personalità, severa nello sguardo, schietta come poche; nel suo volto si leggevano le fatiche di una giovinezza passata a lavorare nei campi, sotto il sole o la pioggia. La sua casa era nel punto più alto del paese, era piccola : aveva una cucina, un salotto una camera da letto ed un bagno, ma come diceva lei, era la sua reggia.
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Sa Ramada - Bisogna farlo, domani dopo la mezzanotte. - Diceva Nenneddu Sias a Tatanu Mura bevendo davanti alla botte più grande, di nome Antonicca, la vernaccia d'annata. - La svergognata ci ha svergognati davanti al paese - replicava Tatanu, - e va' punita con "Sa Ramada.- Così deciso, i due compari si lasciarono per andare a dormire. Sa Ramada ora è scomparsa: un'usanza di dubbio gusto, ma, in quel tempo, giusta e necessaria per l'intendimento che si aveva di essa. Nenneddu e Tatanu si erano decisi a tanto per colpa di Cadania Crobi, una bella ragazza in età da marito. Ella si era promessa a Justino Pistis, zoppo di nascita e nulla facente...
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Il tesoro della zingara.
Anche quel pomeriggio comare Giuseppina venne a casa di mia madre come era solita fare quasi tutti i giorni. Prendevano il caffè insieme, chiacchierando del più e del meno e così trascorrevano le ore più calde del pomeriggio. Sedevano sull'antico sedile di pietra sotto un folto pergolato, in cortile, tra gatti e galline che si rincorrevano come diavoli quando non dormivano pigramente all'ombra.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Curando, custode di conoscenza esoterica
Curando è un giovane uomo Sardo, che preferisce rimanere nell'ombra. Ama la natura, con la quale ha un continuo contatto, che gli apre la porta per la comunione con la realtà dello spirito, e nella quale trova spunto per dedicarsi alla sua arte preferita, il Silenzio. L'ascolto del Silenzio gli conferisce la pace interiore, gli facilita la ricezione dei messaggi della Dea Madre Sarda. Curando riceve nozioni da affidare alle voci delle genti che non hanno timore della follia;Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Oggi come ieri.
Io sono stata qui. Davanti a una mare che gratta le rocce, il corpo e l'anima. Noi siamo stati qui. Su una sedia di legno scuro. Incorniciata dalla tiepida trachite rossastra dei muri della Rocca. A strapiombo sull'azzurro, sul blu, sul grigio del mare. Questione di vento, di luce, di cielo compatto. Oggi come ieri. Ecco come accadde.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Alabanza a sa natura
De s'eternu creadori po fortuna heus ereditau tanti cosas bellas, soli chi calentat e sa luna; Milionis e miliardus de stellas chi abellinti tottu s'infinitu e de s'immensu creau sentinellas. Su regnu minerali po profittu de prantas e froris in prima cosa de bremis e animalis est s'invitu e de tottu s'umanidadi gioiosa chi ndi fait usu cun mannu sabiori no che sa genti, vili, dispettosa, siat a iscuriu oppuru a lugori apuntat s'allumiu e si stichit neghendi sa vid'a dogna froriTorna su> - Torna a pagina ordina libri>
Solena, Figlia del Sole e della Luna
All'epoca del passaggio delle dodici tribù di Israele nel deserto del Sinai, Solena, una giovine ragazza, soleva, come ogni mattina all'alba e al crepuscolo, salutare il sole improvvisando cantilene: Benvenuto sole, quali notizie porti dai quattro angoli dei mondi; e ancora; vai in buonaora sole, come sei venuto.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Segui la luce!
Matteo usciva da scuola sempre di corsa, con il suo grembiulino svolazzante, teneva il padre, che lo attendeva al cancello, con il fiato sospeso. Da un momento all'altro temeva di vederlo ruzzolare a terra con quella cartella enorme che gli pesava sulla spalle.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Angelus Domini.
La luce era forte, intensa. Di sicuro non veniva dal sole, ma questo Nina non poteva saperlo. Di sicuro non era naturale, ma questo Nina non poteva saperlo. Di sicuro era la stessa che vedeva sua madre, ma questo Nina… E' bellissimo, diceva. Ho paura, diceva. Ogni giorno, all'Angelo, quando l'aria aveva vibrato per l'ultimo tocco, Nina pietrificava in mezzo al cortile.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
La corsa di Nanni.
Ho fatto le scale di casa di corsa questa sera. Probabilmente la stessa corsa di Nanni, penso. Ora mi sento quasi al sicuro, e mi sdraio. Ripenso a quella giovane ragazza che conobbi e che così precocemente pose fine ai suoi giorni, e mi domando perché anche lei scelse di morire in quel modo. Come potevano essere stati i minuti precedenti, il prendere la corda, fare il nodo, posizionare la sedia, cadere nel piccolo vuoto. Oggi al rientro una banale distrazione in macchina mi ha portato lungo una strada di campagna. Proprio là dove è accaduto il fatto, l'ultimo che si racconta, quello che non sai mai se è frutto di un'invenzione, di un'allucinazione, o se è realeTorna su> - Torna a pagina ordina libri>
Mitologia familiare
E' ormai da tutti riconosciuto che i miti siano giunti fino a noi, di generazione in generazione, trasmessi dal racconto a voce, mai per iscritto, di storie, parabole, o fiabe che dir si voglia. Questo è particolarmente vero per i miti più conosciuti, ormai considerati ufficiali, quasi "classici". Tanto per citarne uno, il mito di Luxìa Rabiosa, in tutte le sue varianti locali, diverse da paese a paese. Mi preme però osservare come lo stesso meccanismo entri in funzione, nell'ambito di ogni famiglia.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Un giorno di domenica
Un giorno di domenica, la domestica Luisella andò alla cerimonia nuziale del fratello. Tutti erano in festa. La vicina di casa sbirciò dalla parte del portone di casa con occhi pungenti e strani. Erano quasi come due spilli acuti da sembrare de "Su Diau".Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
L'attesa.
Antonia era sfinita. Quattro ore di travaglio, e nessuna novità s'apprestava ad allietare quel cocente pomeriggio d'agosto. Fuori, nella tiepida loggia, Francesco attendeva con ansia di poter udire il primo vagito di suo figlio. Dopo sei deliziose bambine - Vera, Santa, Rosaria, Maddalena, Anna e BenedettaTorna su> - Torna a pagina ordina libri>
S'omine 'e su nurache
Ma umbe est?...annanne e torranne in su caminu…ma umbe est su cartello?…m'aina nattu chi b'itti…ma inoche non b'atta nudda…de isse mancu unu sinnu…mancu duas rigas iscrittas in unu cantu de cartone, nudda!…e mancu s'idet, gai acco unu trettu pro ortare sa macchina…e ido su cartello…milluru!...ma leghenne mi abbizzo chi non est su nurache chi so chircanne…e chie s'inne affuttiti! anno a idere a custu de nurache.Torna su> - Torna a pagina ordina libri>
Siurgus - Donigala, veduta del Lago Mulargia.
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La raccolta dei racconti vincitori e il romanzo Aremigus possono essere ordinati da questo sito.
Raimondo De-Muro
1916, Siurgus Donigala - 1995, Cagliari.
Scrittore e organizzatore culturale, ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla
promozione delle tradizioni del suo paese natio e della Sardegna, ma sempre con
grande curiosità e apertura per le cose del mondo... leggi tutto>
- Fra le sue opere:
Racconti Nuraghelogia>
- Per conoscerlo, una lettera>
- Un pensiero (G. Pisu).
- Un ricordo affettuoso.
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Aremigus
Il romanzo "Aremigus" di Mario Mereu - già finalista al premio letterario
Junturas 2004 - ispirato all'opera di Raimondo
De-Muro e ambientato a Siurgus Donigala, sarà presentato
nel corso della manifestazione conclusiva del premio etterario 2005, insieme alla antologia dei racconti selezionati.
Il libro - L'autore
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