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Relazione di Giovanni Cannella
"TERRA DEGLI DEI" - L'apporto di R. De Muro
Quando iniziai a scrivere il libro “Terra degli Dei”, libro di prossima pubblicazione, il mio interesse principale si rivolse alla Sardegna, in quanto era stata investita di recente di un titolo a dir poco regale: "Atlantide".
Da quando l’autore, Sergio Frau, del libro ormai diventato famoso, “Le Colonne d’Ercole”, ha etichettato così la nostra isola, identificandola con il mito Atlantideo, a piè sospinto non si è fatto altro che parlare di questo: nel bene e nel male. Diversi furono intanto i primi interrogativi che mi si posero a partire da come si fosse potuto arrivare al tipo di cultura descritto, ma soprattutto mi chiedevo quando in Sardegna si fossero potute creare le basi che la portarono poi a cotanto splendore.
Diversi anni prima mi era capitato di leggere in una titolata rivista ufologica un interessante articolo del prof. G. Mameli. Il tema trattato in questo articolo riguardava diversi aspetti della nuraghelogia vista però sotto un profilo del tutto nuovo. I bronzetti, la scrittura rupestre, i racconti tramandati dagli antichi sardi, non lasciavano dubbi: dai mondi intorno alla stella color di fuoco e acciaio, con tutta probabilità Sirio, sarebbero giunti, migliaia di anni fa “Is Omines Asullus”, gli uomini azzurri. La fonte di questa notizia scriveva il giornalista veniva da un capitolo intitolato “ Is contus de nuraghelogia” tratto da un’epopea di circa mille pagine il cui autore era proprio Raimondo De Muro.
Oltre all’importanza della notizia ufologica in sé, che ha suscitato molto interesse anche nel sottoscritto, un altro tema toccato in questi racconti mi era apparso di estremo interesse per i miei studi. Velatamente infatti, il professor De Muro, lasciava intendere una relazione esistita tra gli antichi abitanti dell’Isola e il popolo sumero.
I temi che vennero trattati a questo proposito però, dopo una prima lettura, non mi parvero oggetto di grande approfondimento da parte dell’autore, ma venivano qua e la solo sfiorati, infatti il contenuto principale dell’intero saggio si rivelò essere rivolto sostanzialmente alle antiche tradizioni tramandate. Nonostante questo però si faceva riferimento ad un passato antagonismo tra i sardi e i sumeri e si diceva che questi ultimi volessero carpire agli isolani il potere attraverso la conoscenza della “magia” usata nella costruzione dei Nuraghi. La cosa mi lasciò davvero interdetto quindi, valutando la poca considerazione che abbiamo avuto noi sardi nella storia come identità di popolo, mi venne un pensiero: “O io non ho capito bene oppure si tratterebbe di un azzardo bello e buono”. Fu solo successivamente infatti, attraverso la conoscenza di un altro testo: “L’Origine della Sardegna e dei Sardi” dell’amico Angelo Rusani-Doppiu, che potei riallacciarmi a quanto il professor De Muro aveva lasciato ad intendere. Alla fine delle mie ricerche mi si configurò un quadro più preciso della relazione tra l’antico popolo sardo e quello sumero. Fu così che gli studi fatti dal De Muro acquistarono per me un rinnovato interesse e una ragione in più per rafforzare alcune mie tesi.
Parte della storia sumera che solo di recente va acquisendo un certo spessore è la stessa letta, sotto nomenclature differenti, nel Vecchio Testamento, con la differenza che il testo sumero (l’Epica di Gilgamesh) è sicuramente più realistico e di conseguenza meno misterioso ed ermetico. I sumeri infatti sono considerati ad oggi la prima vera civiltà e tutte quelle che seguirono derivarono da essa, compresa quella egizia. E’ quindi fuori discussione che se i sumeri ebbero dei contatti con la Sardegna a partire da cinquemila anni fa, anche l’Isola abbia avuto una sua ricchezza culturale di cui ancor oggi beneficiamo, ma in parte ancora da approfondire per quanto riguarda le sue origini e i suoi sviluppi. Vorrei citare un’ipotesi curiosa : da quanto emerge, i primi sumeri che abitarono la Sardegna, o per meglio dire la visitarono, furono prevalentemente “Dei-Sacerdoti” che solo a posteriori lasciarono il passo ai Re. Si dice sia molto probabile che questi Re, limitatamente all’isola, venissero chiamati con un appellativo che ricorda la parola “signore-padrone” e che il termine sardo “su meri” (il padrone) sia poi derivato dalla parola sumeri (popolo) che veniva scritta col trilettero SMR.
In questo libro sulle origini della Sardegna si possono trovare molte analogie tra i Sardi e i Sumeri come per esempio nel modo di fabbricare le case, nelle tecniche di allevamento delle greggi; nelle usanze adottate all’interno dei nuclei famigliari e nelle relazioni con le altre famiglie regolamentate dall’unione
matrimoniale dei loro figli e via discorrendo fino ad arrivare ad una serie di nomenclature e toponimi sorprendentemente affini, riscontrabili in entrambe le culture.
Mi sono avvalso del prezioso apporto di Raimondo De Muro per il mio libro rileggendolo in chiave ufologica così come ho fatto a proposito di un altro scrittore, Zecharia Sitchin, che tra l’altro è uno stimato studioso di sumerologia. A questo punto si rende necessario operare una distinzione tra quello che comunemente s’intende per ufologico e invece un certo tipo di ricerca: perché se è vero che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia, è anche vero che il termine ufologia non rende totalmente testimonianza delle verità che si vorrebbero dimostrare, in quanto le si potrebbe associare comunemente a qualcosa di effimero e poco credibile. E’ quindi mio dovere precisare che questo termine viene usato anche per descrivere la possibilità che in passato altri esseri esogeni al pianeta Terra siano giunti fino a noi, e che magari vi possano ancora giungere. Questo non ci deve scandalizzare perché se un domani avremmo la possibilità di arrivare in un altro sistema solare con i nostri mezzi tecnologici sarebbe lecito chiedersi : “come potrebbero reagire gli eventuali abitanti di quel posto che non hanno mai visto nulla del genere?” Ed è proprio con questa domanda che vorrei introdurre uno spaccato dei racconti di nuraghelogia di Raimondo De Muro con le annesse interpretazioni a cui in quest’ottica questi possono essere rivisitati.
Intanto, guardando al periodo in cui mi giunse, attraverso il notiziario Ufo l’articolo del prof. G. Mameli su R. De Muro, relativo appunto ai suoi “Racconti di Nuraghelogia”, vediamo che questo fu caratterizzato da un’infinità di notizie, diverse fra loro ,ma anche per certi versi affini, che giungevano da tutte le parti del mondo. Un periodo di flap, si direbbe in termini ufologici, che si manifestò con un vero assalto ai media. Fu per quel motivo che il “pezzo” giornalistico in questione in quanto italiano ebbe un’ eco così profonda; ma è sopratutto per quello che riguardò l’ufologia sarda che l’articolo suscitò curiosità e meraviglia. La cosa che mi colpì maggiormente di questo articolo riguardava il modo in cui veniva definita l’entità creatrice dell’universo. “S’Increau Universu Creatori”, un modo sublime di descrivere il Dio-Creazione, mi rivelò immediatamente quale saggezza andata ormai perduta permeava coloro che all’epoca costituivano l’antico popolo sardo e a cui nessuno avrebbe mai dato, ahimé. il giusto valore. Quello fu il primo spunto che immediatamente raccolsi e a questo tanti altri seguirono a ruota. Mi chiesi più volte come facesse il De Muro a conoscere e a descrivere fatti circostanziati che a suo dire aveva sentito trenta o quaranta anni prima, grazie ai racconti tramandati, quando questi erano del tutto simili a quelle notizie che gli ufologi riferirono dopo l’apertura dei file top secret nel 1997? Pensate che il De Muro attraverso un “dicciu” ci parla di una camera sotterranea prospiciente “su nuraghe mannu” dove gli antichi poterono accogliere “is ominis asullus” provenienti da altri mondi, poiché questi non potevano resistere alla luce del giorno terrestre. Una notizia simile, recente, ormai diffusa ovunque dai media, è proprio quella relativa alla specie aliena oggi definita come “ I Grigi”. Esseri macrocefali, glabri, esili, alti un metro e trenta, i quali non sopporterebbero la luce nostrana, motivo per cui avrebbero appositamente sugli occhi una membrana nera a mo’ di lente a contatto. E come non pensare poi agli “Esseri di Luce” così ben descritti da alcuni contattisti in tutto il mondo: esseri luminosi con altrettanti mezzi volanti ugualmente luminosi, la cui luce è spesso azzurrognola e che si dice appartenenti ad una schiera più spirituale rispetto agli altri succitati. Mi chiesi, dal momento che il De Muro aveva vissuto in America, se non avesse attinto anzitempo al file relativo ai fatti di Roswell del 1947 e poi in seguito redatto il libro, ma scartai subito questa ipotesi: a ben vedere, per esempio Sirio, “sa stella colore e fogu a tintas de azraju”, compare in diverse culture antiche, culture che hanno non solo descritto l’astro in sé, ma hanno addirittura fornito dettagli su una stella compagna che solo di recente è stata individuata e catalogata come Sirio B. In una di queste culture, in particolare quella africana, si parla di un essere chiamato “Hoannes” proveniente da questo sistema di stelle. Egli sarebbe disceso a portare la conoscenza sul nostro pianeta creando all’epoca un nuovo sviluppo della spiritualità in alcune religioni.
Nel mio libro “Terra degli Dei”, oltre a descrivere le parti salienti del lavoro di Raimondo De Muro, ho voluto mettere l’accento su alcune delle “principali norme dell’etica e della morale dei sardi costruttori di Nuraghi tramandate solo oralmente”, descritte ne “I Racconti di Nuraghelogia” al fine di dimostrare la presenza nella nostra isola in epoca antichissima degli Dei. Queste “norme” chiamate più semplicemente “diccius” (detti), contengono alcuni concetti che sono ancora di estrema attualità. Le tematiche in essi espresse, quantunque appartengano al passato, ricordano episodi che attualmente vengono raccontati da alcuni testimoni nei vari convegni ufologici di frontiera e che ancora sembra che accadano. A mio avviso sono quindi da tenere seriamente in considerazione per due motivi: 1) la possibilità che la creazione possa aver avuto alcune componenti di carattere esterno al pianeta Terra; 2) in base al suddetto motivo, dall’“esterno” e’ possibile che giungano ancora delle entità che abbiano assunto il ruolo di super visori. Detto in parole povere, si potrebbe individuare in tutto questo una componente extraterrestre. De Muro, secondo una rilettura anticonvenzionale e al di là di schemi tradizionalmente accettati, ci fornirebbe prova di ciò e renderebbe queste tesi meno fantasiose di quanto si sia portati a credere. Is diccius sono a disposizione di chiunque voglia leggerli e per coloro che abbiano seguito in questi anni lo svolgimento di tutta la questione “Alieni” non potranno che rappresentare forse una ragione di più per valutare serenamente una possibile realtà di cui la Sardegna non è, tra l’altro, l’unica testimone.
Prendiamo ad esempio uno di questi diccius. In esso si legge: “In su Eternu Increau Universu Creatori non bestis nè heris et nè crasi, poite su tempus bandada a gòa a differenza dae su nostu. Innie toctu esti energia intellizenti et non bah formas et nè immagini et ddu funti toctus is formas et y is immaginis, is tempus et is logus, et non bah passu pò is cosas et is essiris creaus pò y custu Universu, chi non esistiti pensamentu umanu chi ddu pozzada cumprendi. ( Nell’Eterno Increato Universo Creatore, non esiste ne ieri ne domani, perché il tempo va all’indietro a differenza del nostro. Là tutto è energia intelligente e non esistono forme ne immagini e ci sono tutte le forme e le immagini, i tempi e i luoghi, e non v’è passo per le cose e gli esseri creati per questo universo, per cui non esiste pensiero umano che lo possa comprendere)
In questo detto si esprime un concetto di tempo che calzerebbe a pennello se stessimo parlando di un mondo facente parte di un universo di antimateria. Come ben sappiamo l’antimateria ha carica uguale e contraria a quella della materia e nessuno finora ha potuto negare che in un universo di antimateria possano esistere sistemi solari e quindi planetari aventi caratteristiche opposte ai sistemi solari del nostro universo. C’è chi, come nel caso di un qualsiasi mistico indiano, e non solo, è convinto che l’anima sia una particella di antimateria e che alla fine della sua permanenza nel corpo umano, questa trasmigri nei suoi luoghi d’origine. Un’altra cosa incredibile riguarda invece gli alieni, i nostri “fratelli” dello spazio, con i quali la comunicazione si è rivelata spesso problematica per diverse ragioni e interpretazioni. Qualcuno asserisce che, visto e considerato il divario temporale, spirituale e tecnologico che ci separa, non esisterebbe una comunicazione tra noi e loro, salvo la trasmissione telepatica. Quindi potrebbero essere loro a comunicare con noi istruendoci, anche se devo ammettere che non è facile saperlo in assoluto e soprattutto scoprire cosa comunichino, visto che ognuno di noi terrestri pensa e riceve col proprio cervello.
De Muro ha quindi detto una parziale verità o perlomeno su dicciu riporta quasi un’esattezza.
Un altro detto così recita: “In antigòrius, su Sardu non iada imparau a fay sònos de bucca e cum custus sonus de bucca arrennèxiada a tènni cuntàttu foras de su mundu. ( Nell’antichità il Sardo non aveva ancora imparato a parlare, ma aveva imparato a fare suoni con la bocca e con questi suoni di bocca, riusciva a tenere contatti fuori dal mondo).
Ci sono persone che si stupiscono se un grande riesce a parlare scambievolmente di difficili questioni con un bambino. La verità è che quel che percepisce il bambino non è altro che il suono della parola. Mentre un grande si perde nell’interpretazione di una frase, il bambino né capisce il senso attraverso il suono. Non dobbiamo stupirci se l’uomo antico privo di preconcetti in una fase bambina dell’umanità riuscisse ad avere con entità extraterrestri più scambi, allora, di quanti sia possibile averne oggi. Per questa ragione ritengo e affermo che i cosiddetti alieni oggi si comportino in modo tale da farci un po’ da specchio rimandando a ciascuno di noi terrestri quel che vogliamo o che siamo in grado di percepire; e questo soprattutto ai livelli della nostra coscienza. E’ più facile invece che in un tempo molto lontano, anche per via della nostra purezza, la comunicazione con esseri di altri mondi avvenisse senza che si creassero problemi su ciò che comunemente si percepiva.
Anche questo detto ha dunque un suo fondamento. Analizziamone un altro ancora: “In is mundus chi funti a pallas de sa stella de colore fogu a tintas de azràju ddu y bivinti is essiris maledittus et perdullarius, comenti is piccioccus liurus chi non tenenti nudda de fay et passanta su tempus fendi a nosus brullas de malevadoris. Custus zerbariottus de is mundus istrangius funti is demonius de Luziferru, commenti ddu su zerrianta cussus chi creinti a su Nazarenu. ( Nei pianeti che si trovano dietro la stella Sirio abitano esseri maledetti e vagabondi come i nostri ragazzi di vita che non hanno nulla da fare e passano il tempo combinandoci scherzi da malfattori. Questi sfaccendati dei mondi stranieri sono i demoni di Lucifero, come li chiamano quelli che credono nel Nazareno)
Questo fu il primo dei detti che mi sorprese fortemente e per un essenziale motivo: come infatti ho già raccontato sopra, proprio nel periodo in cui ebbi l’opportunità di leggerlo si stava discutendo in materia ufologica il comportamento di una particolare specie aliena chiamata: “ I Grigi”. Nei resoconti, frutto di varie testimonianze di persone che in qualche modo avevano avuto a che fare con essi, si stava palesando un comportamento, da parte dei Grigi, che non lasciava dubbi sulla loro falsità. I testimoni in ugual maniera si lamentavano delle promesse fatte e non mantenute dai Grigi e come se non bastasse anche dalle fonti degli interlocutori governativi sembrava trapelare lo stesso dilemma: l’impossibilità cioè di comunicare con Loro perché essi risultavano essere essenzialmente impostori. Ora è bene precisare che le razze aliene oggi identificate dagli esperti non sono poche e non tutte presentano questa caratteristica, che presentarono invece, anche secondo quanto si può leggere e interpretare in questo detto, quelli che abitano nei pianeti dietro la stella Sirio. Abbiamo dunque a che fare con lo stesso popolo di allora? Può darsi; non ci sarebbe di che stupirsi. Gli esseri con queste caratteristiche, secondo fonti diverse, farebbero parte della creazione assieme agli esseri umani e agli angeli e verrebbero chiamati “Jinn”-
Anche in questo caso come abbiamo potuto vedere il detto potrebbe rivelarsi di grande importanza come contributo nell’accertamento di realtà ignorate dalla maggior parte dell’opinione pubblica e su cui si deve continuare a ricercare.
Raimondo De Muro oltre a queste “norme” ci ha illustrato parecchi fattori che ci conducono alla medesima conclusione e che non possono essere contenuti tutti in questa relazione. Mi riferisco a y brebus de sa luxi et de cummandu, alla grafia, ai Petroglifi, ai nomi delle costellazioni, ma quello su cui mi preme mettere l’accento, così come ho fatto nel libro, è l’autenticità di questa parte della sua raccolta, di questo VI volume che ho studiato il cui valore è oggi rafforzato dalle testimonianze di fatti accaduti anche di recente e che per questo, a mio avviso, rendono l’opera attuale e nello stesso tempo densa di significato.
E’ chiaro che Raimondo De Muro conosceva con grande perizia quel che andava divulgando e che lo preoccupasse lo stato dei giovani che vedeva giorno dopo giorno allontanarsi dalla magia di un tempo, magia che tutti stentiamo a riconoscere e che spesso sembriamo voler eliminare ad ogni costo, ma che fortunatamente risorge sempre dalle ceneri. “cummenti narara su contu fattu cum su assentu figurau chi est in is gruttas mannas de Sardinnia”. Così ci dice il racconto figurato delle “grotte grandi della Sardegna”, le Grotte del Bue Marino: la magia dunque si ripeterà quando i giovani saranno i vecchi e quando i vecchi saranno i giovani.
Per quanto mi riguarda questo tempo è arrivato, riusciranno a vederlo anche gli altri?
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Verbale giuria (Marco Perra) Hanno partecipato numerosi racconti, giunti da tutta la Sardegna. Considerando che il concorso era limitato all'isola, la particolarità del tema e il fatto che questa è la prima edizione, lo consideriamo un ottimo risultato.
Abbiamo deciso di pubblicare i primi venti racconti in graduatoria in una antologia di prossima pubblicazione a cura del comune di Siurgus Donigala. Nei prossimi mesi si terrà una ulteriore e definitiva cerimonia di premiazione, nella quale verrà presentata ufficialmente l'antologia dei racconti e stabilita la graduatoria finale con la proclamazione di tre vincitori. Nella medesima occasione, che verrà comunicata personalmente agli autori, oltre che alla stampa e segnalata nel sito ufficiale www.sinnus.org, verrà presentato anche il romanzo di Mario Mereu “Aremigus” ispirato all'opera di Raimondo De-Muro e ambientato a Siurgus Donigala.
Il lavoro della giuria si è protratto piacevolmente a lungo per la qualità e quantità dei racconti giunti in concorso. Il loro lavoro non è terminato, perchè devono ancora scegliere i tre migliori racconti.
I giurati che con grande impegno hanno espresso il loro giudizio in questi mesi:
Giulio Anedda, Franca Camarda, Lia Careddu, Franca Deidda, Stefania Desogus, Fulvio Fo, Marco Perra, Luisa Pisano, Elisabetta Pitzorra, Antonio Gavino Sanna, Patrizio Zurru.
Del contenuto dei racconti parleremo più approfonditamente nella prossima manifestazione.
Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno partecipato anche se non sono stati selezionati, per il segnale, il “Sinnus” che ci hanno regalato con le loro opere.
Ecco l'elenco delle opere e degli autori selezionati per la pubblicazione:
| La pioggia | Simone Murtas |
| Il fuoco | Santina Siddu |
| S'ogu Pigau | Valeria Masala |
| Cesello | Emanuele Caredda |
| Furesi nieddu a su scurigadorju | Gigi Carreras |
| Sa ramada | Giovannino Serra |
| Flora Sarda | Santino Melis |
| Oggi come ieri | Sara Fiorillo |
| Segui la luce! | Montixi Fabiola |
| L'attesa | Contu Federica |
| Mitologia Familiare | Luciana Ortu |
| La medicina | Giovanni Maria Marras |
| L'uomo acqua | Aurora Mirabella |
| Angelus domini | Marta Deiana |
| Il patto | Davide Mura |
| Nonna Jana | Manca Nicolina |
| La pietra | Savina Dolores Massa |
| Una soga e filu | Todde Franca |
| Subbuteo | Giuseppe Vargiu |
| L'oro di Barbasciu | Vanessa Roggeri |
Ricordiamo che il concorso avrà cadenza annuale, sul sito ufficiale troverete tutti gli aggiornamenti al riguardo; inoltre, per la prossima edizione, contiamo di estenderlo anche alle altre regioni italiane, vedremo se ciò sarà possibile, noi ci metteremo la buona volontà.
Gli autori hanno ricevuto dalle mani del sindaco un medaglione che riporta inciso il simbolo del labirinto, uno dei più antichi simboli dell’umanità, simbolo caro a Raimondo De-Muro, a cui, ricordiamo ancora, è intitolato questo premio, che l’ha voluto inserire nella copertina della sua opera “I racconti della Nuraghelogia”.
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Una lettera.
Riportiamo qui una lettera scritta in memoria di un suo parente scomparso tragicamente, molti anni fa, a Siurgus Donigala. Il testo è stato letto sapientemente dall'attrice Lia Careddu nel corso del convegno del 25 aprile.
Caro [omissis],
l'altro giorno tu mi hai fatto tante raccomandazioni per la mamma, che doveva stare attenta nel camminare, per evitare le cadute. E invece, tu sei caduto, preprio da quella scala incompiuta, che è il capolavo della tua moralità!
A volte, i casi della vita sono buffi, sono pieni di queste profetiche previsioni che ti lasciano di stucco, e non sai se dietro queste cose ci sia qualcuno che le voglia o che faccia niente per evitarli, in quanto tutto ciò che capita agli uomini appartiene al grande ed inscrutabile disegno di Dio.
Però di questa tua morte dobbiamo registrare che è una morte fatta su misura, a modello della tua vita.
Che dire della tua vita? Si potrebbe avvicinare a quella di Diogene che pur essendo ricco, viveva dentro una botte con un mantello pieno di buchi. Ma io, come Alessandro, vedevo in quei buchi dei tuoi calzoni rattoppati a fil di ferro, tutto il tuo orgoglio, come il modello dell’uomo-dio di Arisotele lo vedeva nei buchi del mantello di Diogene. Sì, tu hai vissuto tutta la tua orgogliosa vita di lavoratore, disprezzando l’agiattezza della ipocrisia borghese, vivendo in assoluta povertà, anche se dalle tue mami scivolavano, ogni giorno, fiumi di denaro per gli altri. E in questo sei stato un anticonformista modello, direi un aristocratico ribelle, con una singolare ed eccezionale personalità, sfuggita agli uomini e alle donne prigionieri di un modo di esistere e di pensare sclerotizzato, succube, pauroso. Per gli uomini che non vivono se non per essere cadaveri viventi, incastrati in una società organizzata che gli ha abituati a giudicare non dignitoso, per un ricco, vivere in povertà, per questi zombies che incontriamo tutti i giorni, eri un uomo che non sapeva vivere. E invece, tra tutti noi, tu sei stato l’uomo socialmente più morale, più dignitoso, più giusto, più realisticamente coerente e umano.
Ma di tutti i giudizi e ironie di questi uomini che si vantano di non aver fatto mai ridere gli altri, mai dipeso dagli altri, di essere sempre vissuti con dignità e onore, non resterà nulla.
Resterà invece, nel cuore dei donigalesi poveri, di coloro che andavano nelle ore di bisogno a chiederti l’aiuto che non negavi mai a nessuno, resterà quel tuo essere vissuto aiutando gli altri a non portare buchi nei calzoni rattoppati a fil di ferro.
Ebbene io dico, a tua moglie, a tua figlia, al marito e ai suoi figli, che quel filo di ferro ciondolante dai tuoi calzoni pieni di buchi vale più di tutti i castelli, di tutte le ricchezze e le glorie passegere del mondo.
Grazie, [omissis] per questa immensa evangelica lezione di umiltà che ci hai dato.
Raimondo DE-Muro
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Un pensiero per Raimondo De-Muro (Gian Giacomo Pisu) Raimondo De Muro era un grande uomo, con le sue bellissime opere, rimaste per troppo tempo relegate nel silenzio, ha saputo trasmetterci parte delle sue conoscenze. La cosa più importante è che le sue opere devono essere lette non con gli occhi dell’uomo ma con gli occhi dell’anima. Esse ci trasmettono, tra le righe, un messaggio importante, un messaggio da capire e mettere in pratica. Il suo non è un semplice romanzo, nato per caso, ma una seria ed approfondita raccolta di scienza, quella scienza antica, che ha saputo dare ai nostri avi, molti millenni orsono, la capacità di compiere atti e imprese che non si possono spiegare con semplici parole. Il De Muro ha voluto, con tutto il suo cuore, trasmetterci parte del nostro passato, alcune volte sotto forma di “Diccius”, altre sotto forma di “Contos de Fida”, il tutto si mescola alla perfezione e solo un lettore attento e libero da qualsiasi preconcetto culturale, riesce a cogliere alla perfezione il suo messaggio. Lui scrive per la gente comune, per quella parte di sardi che ogni giorno cercano di rivalutare la propria identità, che ci è stata strappata con la forza, dagli scribi assoldati dai potenti. Non ha avuto alcun timore ad esternare il suo pensiero ed il pensiero degli Antichi, come un custode è riuscito ad immortalare, per sempre quella storia mai scritta. La storia ha due volti, come quelli di una medaglia, bisogna solo capire da quale parte si vuole stare, lui lo aveva capito, aveva capito che doveva stare dalla parte della sua terra e della sua gente. Se leggiamo attentamente le righe dei suoi romanzi, scopriamo che ci invita costantemente a rivalutare tutta la storia dei nostri padri, ci svela dei piccoli segreti e ci aiuta ad aprire la mente su tutto quello che non è stato scritto, perchè possiamo capire dove orientare i nostri studi e le nostre ricerche. Non sempre la storia è fatta di cose belle, molte volte ci troviamo ad affrontare delle situazioni crudeli, ma dobbiamo avere la forza ed il coraggio, come i nostri padri, di affrontare la vita con saggezza e lealtà. Solo affrontando la vita con la lealtà ed il coraggio che hanno contraddistinto “Sos Antikos”, possiamo far sentire la nostra voce e le nostre ragioni. Grazie al De Muro abbiamo conosciuto un aspetto importante del nostro passato, che prima veniva tramandato solo oralmente da padre in figlio e da generazione in generazione. Nulla doveva essere scritto in modo comprensibile, perchè il nemico, l’opportunista ed il traditore erano sempre in agguato. Il linguaggio codificato degli antichi, il “suspu” ed i “suspu mudu”, è stato pienamente rispettato da questo grande scrittore, difatti solo poche persone, sagge, capiscono gli aspetti più nascosti ed impenetrabili delle sue parole. I nuovi scrittori, di storia, di archeologia, di vita, dovrebbero ispirarsi a questo grande uomo, cercando di riportare la storia in modo obbiettivo e senza alcun preconcetto culturale, ricercando nei meandri più nascosti della comunità. Ascoltando anche l’analfabeta, che nei suoi racconti nasconde molte più verità e più storia di quella che nasce sullo studio degli autori classici, venduti per poche lire al potente per distruggere, con i loro scritti, la grandezza delle gesta di un popolo. In fondo siamo tutti dei Custodi del tempo, anche se non riusciamo a fermarlo praticamente, riusciamo a fermarlo con le nostre penne. Penso che siamo giunti ad un punto importante per la nostra civiltà, un punto di non ritorno, dove la scienza sta facendo passi da gigante e dove viene messo da parte il nostro passato. Il concetto di passato è un concetto davvero importante, il passato è l’esperienza, quell’esperienza che ci serve per affrontare il futuro, non possiamo costruire castelli di paglia perchè al primo vento verrebbero spazzati via. Il passato, anche quello trasmessoci da De Muro, rappresenta le fondamenta di quel castello che vorremmo costruire, senza le quali non possiamo fare alcun affidamento. Impariamo, come ci insegna il De Muro, a considerare la storia, sotto tutti i suoi aspetti, consideriamo la stessa come la catena di un ancora, dove le maglie, prese singolarmente, non garantiscono alcuna sicurezza, ma una volta unite tra loro, riescono a garantire la sicurezza ad una nave, per quanto grande essa possa essere. La nave della storia, della cultura, delle tradizioni ci aspetta, non lasciamola partire senza di noi, facciamo l’impossibile per garantirci il biglietto che ci permette di imbarcare su essa e di solcare i mari del mondo in sua compagnia.
GianGiacomo Pisu, autore del libro La Flotta Shardana
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Un ricordo. (Mario Mereu) [...]L'ingresso della casa si apre sulla piazza che accoglie "Sa Cruxi santa", una imponente croce di pietra che indica il centro del paese antico. La facciata è identica a come la ricordo: vi trovano spazio un ampio portale di legno al piano terra e, in quello superiore, un'unica finestra, impreziosita da un balconcino di ferro battuto.
Superato il portale ci si ristora all'ombra di un alto corridoio con la volta a botte, dove, fissati al muro, resistono ancora gli anelli cui si legavano i cavalli. Dal corridoio si accede al cortile, che è stato trasformato in una grigia piattaforma di cemento, per permettere il parcheggio alle automobili degli affittuari; un solitario albero di fico sopravvive stretto in una misera aiuola.
Apro lo sportello e scendo dalla macchina, la memoria mi restituisce il profumo intenso del gelsomino e della menta e risate di bambini e grida di donne e mia madre che mi chiama dalla finestra della cucina.
Era una casa grande, con stanze ampie, il pavimento di mattonelle a rombi bianchi e neri e il sole che entrava prepotente dalle finestre; i mobili odoravano di legno antico e i letti erano alti, così alti che per coricarmi mi ci dovevo arrampicare.
In una di quelle stanze, al centro, era collocato un tavolo massiccio che ospitava una macchina per scrivere, una Olivetti; quando non c'era nessuno, a volte, la osservavo, a rispettosa distanza, ché mi sembrava un oggetto sacro, quasi magico. Il più delle volte, però, c'era mio zio che scriveva, una pila di fogli bianchi da un lato della macchina, una pila di fogli già scritti dall'altro, e io ascoltavo il ticchettio dei tasti sul tamburo da dietro la porta chiusa e ci rimanevo anche per delle ore ad immaginarmi storie avventurose, al ritmo ossessivo di quel tic tic metallico, finché qualcuno non mi mandava via.
Non si era sposato questo mio zio, d'inverno abitava in città e le domeniche mi portava a fare delle lunghe passeggiate a scoprire certi luoghi segreti di Cagliari, ché a voler cercare ogni città ne conserva qualcuno, mentre d'estate si rinchiudeva in quella stanza, a scrivere, e mia madre mi intimava di non disturbarlo. [...]
Tratto da "Aremigus".
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Siurgus - Donigala, veduta del Lago Mulargia.
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La raccolta dei racconti vincitori e il romanzo Aremigus possono essere ordinati da questo sito.
Raimondo De-Muro
1916, Siurgus Donigala - 1995, Cagliari.
Scrittore e organizzatore culturale, ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla
promozione delle tradizioni del suo paese natio e della Sardegna, ma sempre con
grande curiosità e apertura per le cose del mondo... leggi tutto>
- Fra le sue opere:
Racconti Nuraghelogia>
- Per conoscerlo, una lettera>
- Un pensiero (G. Pisu).
- Un ricordo affettuoso.
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Aremigus
Il romanzo "Aremigus" di Mario Mereu - già finalista al premio letterario
Junturas 2004 - ispirato all'opera di Raimondo
De-Muro e ambientato a Siurgus Donigala, sarà presentato
nel corso della manifestazione conclusiva del premio etterario 2005, insieme alla antologia dei racconti selezionati.
Il libro - L'autore
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