Raimondo De-Muro
1916, Siurgus Donigala - 1995, Cagliari.
Scrittore e organizzatore culturale, ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla
promozione delle tradizioni del suo paese natio e della Sardegna, ma sempre con
grande curiosità e apertura per le cose del mondo.
Prevedendo con largo anticipo l'importanza
del turismo e della cultura per lo sviluppo dei paesi della Sardegna, fu fondatore
del gruppo folkloristico di Siurgus Donigala e presidente della ProLoco negli anni '60.
Nuraghelogia> |
Per conoscerlo, una lettera> |
Un pensiero per Raimondo De-Muro> di Gian Giacomo Pisu |
Un ricordo> affettuoso.
Nuragheologia
Il sesto volume.
I racconti della Nuragheologia sono stati scritti da Raimondo de Muro, nell'arco di oltre trent'anni. L'opera completa
consta di cinque romanzi, più un sesto libro che è una sorta di compendio di quelle che egli definisce
“le norme di vita della Nuragheologia”. Cosa sia la Nuragheologia, non è facile da spiegare. In sostanza
R. De-Muro sostiene che, in Sardegna, è esistita, e forse in qualche modo sopravvive ancora,
una sorta di “organizzazione comunitaria”, diffusa soprattutto nel mondo agro-pastorale, con proprie
leggi e norme di condotta; un ordinamento sociale che, correndo parallelo alle vicende storiche
”ufficiali” dell’isola, affonda le sue radici nei millenni, risalendo fino all’epoca nuragica.
Una parte di queste “norme di comportamento” sono riferite ad aspetti consueti della vita agro
pastorale (quale tipo di legna è bene usare per cuocere il pane, qual è l’ora migliore per portare
le greggi al pascolo…) alcune invece si riferiscono ad aspetti particolari, che potremmo definire “magici”,
anche se il termine è riduttivo e non esaustivo.
I racconti furono pubblicati nei primi anni ottanta da una piccola casa editrice, ora non più attiva,
e ormai sono in circolazione poche copie; nonostante ciò La memoria della Nuragheologia è
ancora viva, non solo in Sardegna.
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Piano dell'opera.
- I Volume - Primo racconto
- Prologo: da Cagliari a Donigala alla ricerca dei quaderni di Antoni Luca
- Is sozzus de sa adempriviu: I dirigenti dell'ademprivio - II Volume - Secondo racconto
- Y donus: i nobili agrari III Volume - III Volume - Terzo racconto
- Y sabius: i saggi - IV Volume - Quarto racconto
- Y zegus: gli stupidi - V Volume - Quinto racconto
- Y foresus: i forestieri - VI Volume - Epilogo
- Y brebus de vida de sa nuraxia: le norme di vita della nuraghelogia
- Conclusione: da Cagliari a Donigala per il comparatico con la quercia di Antoni Luca
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Per conoscerlo, una lettera>
Riportiamo qui una lettera scritta in memoria di un suo parente scomparso tragicamente, molti anni fa, a Siurgus Donigala.
Caro [omissis],
l'altro giorno tu mi hai fatto tante raccomandazioni per la mamma, che doveva stare attenta nel camminare, per evitare le cadute. E invece, tu sei caduto, preprio da quella scala incompiuta, che è il capolavo della tua moralità!
A volte, i casi della vita sono buffi, sono pieni di queste profetiche previsioni che ti lasciano di stucco, e non sai se dietro queste cose ci sia qualcuno che le voglia o che faccia niente per evitarli, in quanto tutto ciò che capita agli uomini appartiene al grande ed inscrutabile disegno di Dio.
Però di questa tua morte dobbiamo registrare che è una morte fatta su misura, a modello della tua vita.
Che dire della tua vita? Si potrebbe avvicinare a quella di Diogene che pur essendo ricco, viveva dentro una botte con un mantello pieno di buchi. Ma io, come Alessandro, vedevo in quei buchi dei tuoi calzoni rattoppati a fil di ferro, tutto il tuo orgoglio, come il modello dell’uomo-dio di Arisotele lo vedeva nei buchi del mantello di Diogene. Sì, tu hai vissuto tutta la tua orgogliosa vita di lavoratore, disprezzando l’agiattezza della ipocrisia borghese, vivendo in assoluta povertà, anche se dalle tue mami scivolavano, ogni giorno, fiumi di denaro per gli altri. E in questo sei stato un anticonformista modello, direi un aristocratico ribelle, con una singolare ed eccezionale personalità, sfuggita agli uomini e alle donne prigionieri di un modo di esistere e di pensare sclerotizzato, succube, pauroso. Per gli uomini che non vivono se non per essere cadaveri viventi, incastrati in una società organizzata che gli ha abituati a giudicare non dignitoso, per un ricco, vivere in povertà, per questi zombies che incontriamo tutti i giorni, eri un uomo che non sapeva vivere. E invece, tra tutti noi, tu sei stato l’uomo socialmente più morale, più dignitoso, più giusto, più realisticamente coerente e umano.
Ma di tutti i giudizi e ironie di questi uomini che si vantano di non aver fatto mai ridere gli altri, mai dipeso dagli altri, di essere sempre vissuti con dignità e onore, non resterà nulla.
Resterà invece, nel cuore dei donigalesi poveri, di coloro che andavano nelle ore di bisogno a chiederti l’aiuto che non negavi mai a nessuno, resterà quel tuo essere vissuto aiutando gli altri a non portare buchi nei calzoni rattoppati a fil di ferro.
Ebbene io dico, a tua moglie, a tua figlia, al marito e ai suoi figli, che quel filo di ferro ciondolante dai tuoi calzoni pieni di buchi vale più di tutti i castelli, di tutte le ricchezze e le glorie passegere del mondo.
Grazie, [omissis] per questa immensa evangelica lezione di umiltà che ci hai dato.
Raimondo DE-Muro
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Un pensiero per Raimondo De-Muro di Gian Giacomo Pisu
Raimondo De Muro era un grande uomo, con le sue bellissime opere, rimaste per troppo tempo relegate nel silenzio, ha saputo trasmetterci parte delle sue conoscenze. La cosa più importante è che le sue opere devono essere lette non con gli occhi dell’uomo ma con gli occhi dell’anima. Esse ci trasmettono, tra le righe, un messaggio importante, un messaggio da capire e mettere in pratica. Il suo non è un semplice romanzo, nato per caso, ma una seria ed approfondita raccolta di scienza, quella scienza antica, che ha saputo dare ai nostri avi, molti millenni orsono, la capacità di compiere atti e imprese che non si possono spiegare con semplici parole. Il De Muro ha voluto, con tutto il suo cuore, trasmetterci parte del nostro passato, alcune volte sotto forma di “Diccius”, altre sotto forma di “Contos de Fida”, il tutto si mescola alla perfezione e solo un lettore attento e libero da qualsiasi preconcetto culturale, riesce a cogliere alla perfezione il suo messaggio. Lui scrive per la gente comune, per quella parte di sardi che ogni giorno cercano di rivalutare la propria identità, che ci è stata strappata con la forza, dagli scribi assoldati dai potenti. Non ha avuto alcun timore ad esternare il suo pensiero ed il pensiero degli Antichi, come un custode è riuscito ad immortalare, per sempre quella storia mai scritta. La storia ha due volti, come quelli di una medaglia, bisogna solo capire da quale parte si vuole stare, lui lo aveva capito, aveva capito che doveva stare dalla parte della sua terra e della sua gente. Se leggiamo attentamente le righe dei suoi romanzi, scopriamo che ci invita costantemente a rivalutare tutta la storia dei nostri padri, ci svela dei piccoli segreti e ci aiuta ad aprire la mente su tutto quello che non è stato scritto, perchè possiamo capire dove orientare i nostri studi e le nostre ricerche. Non sempre la storia è fatta di cose belle, molte volte ci troviamo ad affrontare delle situazioni crudeli, ma dobbiamo avere la forza ed il coraggio, come i nostri padri, di affrontare la vita con saggezza e lealtà. Solo affrontando la vita con la lealtà ed il coraggio che hanno contraddistinto “Sos Antikos”, possiamo far sentire la nostra voce e le nostre ragioni. Grazie al De Muro abbiamo conosciuto un aspetto importante del nostro passato, che prima veniva tramandato solo oralmente da padre in figlio e da generazione in generazione. Nulla doveva essere scritto in modo comprensibile, perchè il nemico, l’opportunista ed il traditore erano sempre in agguato. Il linguaggio codificato degli antichi, il “suspu” ed i “suspu mudu”, è stato pienamente rispettato da questo grande scrittore, difatti solo poche persone, sagge, capiscono gli aspetti più nascosti ed impenetrabili delle sue parole. I nuovi scrittori, di storia, di archeologia, di vita, dovrebbero ispirarsi a questo grande uomo, cercando di riportare la storia in modo obbiettivo e senza alcun preconcetto culturale, ricercando nei meandri più nascosti della comunità. Ascoltando anche l’analfabeta, che nei suoi racconti nasconde molte più verità e più storia di quella che nasce sullo studio degli autori classici, venduti per poche lire al potente per distruggere, con i loro scritti, la grandezza delle gesta di un popolo. In fondo siamo tutti dei Custodi del tempo, anche se non riusciamo a fermarlo praticamente, riusciamo a fermarlo con le nostre penne. Penso che siamo giunti ad un punto importante per la nostra civiltà, un punto di non ritorno, dove la scienza sta facendo passi da gigante e dove viene messo da parte il nostro passato. Il concetto di passato è un concetto davvero importante, il passato è l’esperienza, quell’esperienza che ci serve per affrontare il futuro, non possiamo costruire castelli di paglia perchè al primo vento verrebbero spazzati via. Il passato, anche quello trasmessoci da De Muro, rappresenta le fondamenta di quel castello che vorremmo costruire, senza le quali non possiamo fare alcun affidamento. Impariamo, come ci insegna il De Muro, a considerare la storia, sotto tutti i suoi aspetti, consideriamo la stessa come la catena di un ancora, dove le maglie, prese singolarmente, non garantiscono alcuna sicurezza, ma una volta unite tra loro, riescono a garantire la sicurezza ad una nave, per quanto grande essa possa essere. La nave della storia, della cultura, delle tradizioni ci aspetta, non lasciamola partire senza di noi, facciamo l’impossibile per garantirci il biglietto che ci permette di imbarcare su essa e di solcare i mari del mondo in sua compagnia.GianGiacomo Pisu, autore del libro La Flotta Shardana
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Un ricordo affettuoso. [...]L'ingresso della casa si apre sulla piazza che accoglie "Sa Cruxi santa", una imponente croce di pietra che indica il centro del paese antico. La facciata è identica a come la ricordo: vi trovano spazio un ampio portale di legno al piano terra e, in quello superiore, un'unica finestra, impreziosita da un balconcino di ferro battuto.
Superato il portale ci si ristora all'ombra di un alto corridoio con la volta a botte, dove, fissati al muro, resistono ancora gli anelli cui si legavano i cavalli. Dal corridoio si accede al cortile, che è stato trasformato in una grigia piattaforma di cemento, per permettere il parcheggio alle automobili degli affittuari; un solitario albero di fico sopravvive stretto in una misera aiuola.
Apro lo sportello e scendo dalla macchina, la memoria mi restituisce il profumo intenso del gelsomino e della menta e risate di bambini e grida di donne e mia madre che mi chiama dalla finestra della cucina.
Era una casa grande, con stanze ampie, il pavimento di mattonelle a rombi bianchi e neri e il sole che entrava prepotente dalle finestre; i mobili odoravano di legno antico e i letti erano alti, così alti che per coricarmi mi ci dovevo arrampicare.
In una di quelle stanze, al centro, era collocato un tavolo massiccio che ospitava una macchina per scrivere, una Olivetti; quando non c'era nessuno, a volte, la osservavo, a rispettosa distanza, ché mi sembrava un oggetto sacro, quasi magico. Il più delle volte, però, c'era mio zio che scriveva, una pila di fogli bianchi da un lato della macchina, una pila di fogli già scritti dall'altro, e io ascoltavo il ticchettio dei tasti sul tamburo da dietro la porta chiusa e ci rimanevo anche per delle ore ad immaginarmi storie avventurose, al ritmo ossessivo di quel tic tic metallico, finché qualcuno non mi mandava via.
Non si era sposato questo mio zio, d'inverno abitava in città e le domeniche mi portava a fare delle lunghe passeggiate a scoprire certi luoghi segreti di Cagliari, ché a voler cercare ogni città ne conserva qualcuno, mentre d'estate si rinchiudeva in quella stanza, a scrivere, e mia madre mi intimava di non disturbarlo. [...]
Tratto da "Aremigus" di Mario Mereu.
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Raimondo De-Muro
1916, Siurgus Donigala - 1995, Cagliari.
Scrittore e organizzatore culturale, ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla
promozione delle tradizioni del suo paese natio e della Sardegna, ma sempre con
grande curiosità e apertura per le cose del mondo... leggi tutto>
- Fra le sue opere:
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- Per conoscerlo, una lettera>
- Un pensiero (G. Pisu).
- Un ricordo affettuoso.
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Aremigus
Il romanzo "Aremigus" di Mario Mereu - già finalista al premio letterario
Junturas 2004 - ispirato all'opera di Raimondo
De-Muro e ambientato a Siurgus Donigala, sarà presentato
nel corso della manifestazione conclusiva del premio etterario 2005, insieme alla antologia dei racconti selezionati.
Il libro - L'autore
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